Novità Marzo 2014



Responsabilità e risarcimento del danno da circolazione stradale

RESPONSABILITA' E RISARCIMENTO
DEL DANNO DA CIRCOLAZIONE STRADALE

Dal quadro generale del più ampio concetto di illecito civile e penale e degli istituti del diritto quali la condotta, il nesso di causalità, l’evento, il dolo, la colpa, la responsabilità oggettiva e l’antigiuridicità obiettiva, l’autore individua - attraverso il supporto di schemi sintetici che riassumono i principi giuridici  - gli aspetti civili e penali della colpevolezza e la correlazione della stessa con il danno da circolazione dei veicoli.

Alla luce della più recente giurisprudenza di settore, il volume riporta la disciplina generale ed i presupposti per l’applicazione dell’art. 2054 c.c., analizzando le fattispecie più comuni e rilevanti (trasportato, pedoni, aree private  e veicoli fermi), per fornire al Professionista uno strumento operativo nella risoluzione delle problematiche in sede processuale e per impostare un’efficace strategia nell’ottenimento del risarcimento al soggetto danneggiato.

Il testo è così di seguito strutturato:

PARTE I - Trasversalità necessitate in ambito civile e penale
Capitolo I – Trasversalità necessitate in ambito civile e penale
1. Le differenti finalità perseguite dallo Stato attraverso gli istituti dell’illecito – illecito civile e illecito penale
2. Illecito civile ed illecito penale: la normativa di riferimento
3. La struttura tripartita dell’illecito quale momento determinante la confluenza in unici paradigmi giuridici di istituti diretti a perseguire differenti obiettivi
4. Il danno, offesa conseguente al fatto antigiuridico colpevole, quale aspetto caratterizzante l’illecito civile rispetto all’illecito penale
5. L’offensività concreta in ambito penale quale conseguenza necessaria affinché la punibilità dell’autore del fatto tipico rispetti i canoni imposti dalla Costituzione
6. Il parallelismo strutturale esistente tra illecito civile ed illecito penale
7. Le lacune del diritto civile e la necessità di ricorrere agli istituti del diritto penale: condotta, nesso di causalità, evento, dolo, colpa, responsabilità oggettiva, antigiuridicità obiettiva quali episodi di necessitata trasversalità – dolo, colpa e nesso di causalità quali definizioni normative previste dal codice penale ma utilizzabili anche in ambito civile
7.1. Le lacune del diritto civile e la necessità di ricorrere agli istituti del diritto penale: condotta, nesso di causalità, evento, dolo, colpa, responsabilità oggettiva, antigiuridicità obiettiva quali episodi di necessitata trasversalità – condotta, evento, responsabilità oggettiva, antigiuridicità obiettiva quali istituti tipici della dogmatica penalistica ma utilizzabili anche in ambito civile
8. La tripartizione dell’illecito penale (reato) e dell’illecito civile: schemi

Capitolo II – Il principio di legalità nei diversi ambiti penale e civile: il fatto tipico (penale) e il fatto atipico (civile)
1. Introduzione alla trasversalità necessitata avente ad oggetto singoli istituti giuridici nei diversi ambiti civile e penale
1.1. Segue: la tripartizione del fatto in condotta, evento e nes¬so di causalità; le diverse manifestazioni della colpevolezza (dolo, colpa, responsabilità oggettiva); la dimensione dell’antigiuridicità e le cause di giustificazione; l’offesa determinata dall’illecito in ambito penale (importanza dell’art. 49 c.p.) e in ambito civile (il danno)
2. Il fatto nell’illecito penale: il c.d. fatto tipico
2.1. Il fatto tipico e la sua matrice: il principio costituzionale di legalità (art. 25, comma 2, Costituzione)
2.2. Il principio di legalità: nullum crimen, nulla poena sine previa lege penali – funzione: tutela del cittadino contro gli abusi dello Stato – matrice: politica, risalente al c.d. contratto sociale
2.2.1. Il principio di legalità nella Costituzione – dimensioni: ingloba la riserva di legge, il principio di determinatezza, il principio di tassatività e il principio di irretroattività
2.2.2. Il principio di legalità: la riserva di legge – legge sostanziale e legge formale – decreto legislativo e decreto legge – legge regionale
2.2.2.1. Il principio di legalità: il problema delle fonti regolamentari e delle c.d. norme penali in bianco – generalità
2.2.2.2. Il principio di legalità: il problema delle fonti regolamentari e delle c.d. norme penali in bianco – il rinvio del legisla¬tore ad atti riguardo ai quali il potere esecutivo conserva ancora il potere di modificarne la disciplina
2.2.2.3. Il principio di legalità: il problema delle fonti regolamentari e delle c.d. norme penali in bianco – le regole che il legislatore deve adottare nel momento in cui rimette l’integrazione della norma penale ad un atto normativo subordinato – presupposti, caratteri, contenuti e limiti
2.2.3. Il principio di legalità: i sottoprincipi di determinatezza e tassatività
2.2.3.1. Il principio di legalità: il sottoprincipio di determinatezza in particolare
2.3.3.2. Il principio di legalità: il sottoprincipio di tassatività e il conseguente divieto di analogia
2.2.3.3. Il principio di legalità: il sottoprincipio di tassatività e il conseguente divieto di analogia – l’analogia in bonam partem
2.2.4. Il principio di legalità: il sottoprincipio dell’irretroattività – fonti
2.2.4.1. Il principio di legalità: il sottoprincipio dell’irretroattività – garanzia della libertà personale
2.2.4.2. Il principio di legalità: il sottoprincipio dell’irretroattività – irretroattività relativa
2.2.4.3. Il principio di legalità: il sottoprincipio dell’irretroattività – la Costituzione e la successione delle leggi penali
2.2.4.4. Il principio di legalità: il sottoprincipio dell’irretroattività – irretroattività e retroattività della norma più favorevole – ratio: principio di legalità e di uguaglianza
2.2.4.5. Il principio di legalità: il sottoprincipio dell’irretroattività – decreti legge non convertiti – generalità
2.2.4.6. Il principio di legalità: il sottoprincipio dell’irretroattività – decreti legge non convertiti – fatti pregressi
2.2.4.7. Il principio di legalità: il sottoprincipio dell’irretroattività – decreti legge non convertiti – fatti concomitanti
2.2.4.8. Il principio di legalità: il sottoprincipio dell’irretroattività – decreti legge convertiti – conversione con emendamenti
2.2.5. Il principio di legalità: il sottoprincipio dell’irretroattività – leggi penali dichiarate incostituzionali
3. Il fatto nell’illecito civile: la clausola generale (c.d. atipicità)
3.1. Il fatto nell’illecito civile – non applicabilità del principio di legalità così come operante in ambito penale, in nessuno dei suoi risvolti: né riserva di legge, né determinatezza/tassatività, né irretroattività
4. La tripartizione del fatto tipico (penale) e del fatto atipico (civile): schemi

Capitolo III – Il principio di colpevolezza nei diversi ambiti penale e civile: un giudizio normativo di rimproverabilità personale
1. La colpevolezza quale categoria trasversale interessante sia l’ambito penale, sia l’ambito civile: la tendenziale tripartizione in dolo, colpa e responsabilità oggettiva
2. La colpevolezza in ambito penale: attribuzione del fatto tipico (offensivo) ed obiettivamente antigiuridico al soggetto attraverso un giudizio normativo di rimproverabilità personale
2.1. Rapporto tra l’attribuzione del fatto tipico (offensivo) ed obiettivamente antigiuridico al soggetto attraverso un giudizio normativo di rimproverabilità personale (colpevolezza) e la coscienza e volontà di cui all’art. 42, comma 2, c.p.
2.2. Le due tradizionali concezioni della colpevolezza: la concezione psicologica e la concezione normativa
2.3. La funzione della colpevolezza: presupposto e limite della reazione penale
2.4. La costituzionalizzazione del principio di colpevolezza
2.5. Le tre forme di imputazione soggettiva
2.6. Colpevolezza e dolo
2.7. Colpevolezza e colpa
2.8. Colpevolezza e responsabilità oggettiva
3. La colpevolezza in ambito civile: attribuzione del fatto ma¬teriale dannoso ed obiettivamente antigiuridico al soggetto attraverso un giudizio normativo di rimproverabilità personale
3.1. La colpevolezza civile in senso stretto: il dolo e la colpa come canonici momenti di attribuibilità del fatto al contegno tenuto dal soggetto
3.2. La colpevolezza civile in senso lato: attribuibilità della responsabilità generante risarcimento attraverso un giudizio normativo di rimproverabilità personale oggettiva – sua cittadinanza costituzionale
3.2.1. La colpevolezza civile in senso lato: attribuibilità della responsabilità generante risarcimento attraverso un giudizio normativo di rimproverabilità personale oggettiva – inopportunità di una definizione meramente negativa della responsabilità oggettiva
3.3. Attribuibilità della responsabilità generante risarcimento attraverso un giudizio normativo di rimproverabilità personale oggettiva: eccezionalità dell’istituto e necessario rigore richiesto al legislatore nella previsione casistica nonché all’interprete nell’applicazione pratica
4. L’imputabilità quale presupposto della colpevolezza
4.1. L’imputabilità quale presupposto della colpevolezza: le perplessità di parte della dottrina penalistica
5. La tripartizione della colpevolezza in ambito penale ed in ambito civile: schemi

Capitolo IV – L’antigiuridicità obiettiva in ambito penale e civile: il ruolo delle cause di giustificazione

1. L’antigiuridicità obiettiva in ambito penale quale contrasto della condotta tipica e offensiva con le esigenze di tutela dell’ordinamento
2. L’antigiuridicità obiettiva in ambito penale e la sua completa risoluzione nel difetto di cause di giustificazione
3. L’antigiuridicità obiettiva in ambito civile quale contrasto della condotta atipica e offensiva (fatto dannoso) con le esigenze di tutela dell’ordinamento: l’antigiuridicità civilmente intesa è antigiuridicità obiettiva
3.1. L’antigiuridicità obiettiva in ambito civile quale contrasto della condotta atipica e offensiva (fatto dannoso) con le esigenze di tutela dell’ordinamento: il ruolo del concetto di antigiuridicità obiettiva nel contesto dell’atipicità dell’illecito civile – il contrasto con un dovere giuridico che caratterizza l’illiceità del fatto deve relazionarsi non solo con la posizione soggettiva (da tutelare) del leso, ma anche con le esigenze generali dell’ordinamento nel suo complesso
4. L’antigiuridicità obiettiva in ambito civile e il difetto di cause di giustificazione: parallelismo con l’ambito penale
5. Le cause di giustificazione (cause di esclusione dell’antigiuridicità) codificate in ambito civile: gli artt. 2044 c.c. (legittima difesa) e 2045 c.c. (stato di necessità)
5.1. Le cause di giustificazione (cause di esclusione dell’antigiuridicità) non codificate in ambito civile (esercizio del diritto, adempimento del dovere e consenso dell’avente diritto): rinvio alla materia penale
5.2. I principi generali che regolano le cause di giustificazione (cause di esclusione dell’antigiuridicità) in ambito civile: rinvio ai principi generali vigenti in ambito penale
6. Le cause di giustificazione in generale: una definizione
6.1. La teoria tripartita e la teoria bipartita
6.1.1. La teoria tripartita
6.1.2. La teoria bipartita
6.2. Confronto con categorie affini
6.2.1. Cause di giustificazione (esimenti/scriminanti)
6.2.2. Cause di esclusione della colpevolezza
6.2.3. Cause di esenzione da pena
6.3. Ratio sottesa alle cause di giustificazione
6.3.1. Modello monistico
6.3.2. Modello pluralistico
6.4. Disciplina
6.4.1. Rilevanza oggettiva delle scriminanti esistenti
6.4.2. Rilevanza putativa delle scriminanti inesistenti
6.4.3. Putatività: le diverse tipologie dell’errore
6.4.4. L’errore colposo
6.4.5. Le cause di giustificazione nel concorso di persone
6.4.6. Dolo e cause di giustificazione
6.4.7. Cause di giustificazione e violazioni amministrative
7. L’antigiuridicità obiettiva nei diversi ambiti, penale e civile: schemi

Capitolo V – L’offesa in ambito civile e l’offesa in ambito penale: danno e offensività concreta
1. L’illecito quale presupposto per la reazione (necessitata) dell’ordinamento giuridico: la necessaria presenza dell’offesa
2. L’offesa in ambito penale: costituzionalizzazione del principio dell’offensività concreta
2.1. L’offesa in ambito penale: applicazioni concrete giurisprudenziali
3. L’offesa in ambito civile: il danno conseguente al fatto antigiuridico colpevole
3.1. Cenni sulla partizione principe relativa all’illecito: illecito contrattuale e illecito extra-contrattuale
3.2. Cenni sulla partizione principe del danno: danno patrimoniale e danno non patrimoniale – la moderna tripartizione del danno extra-patrimoniale

PARTE II - Fatto oggettivamente illecito: trattazione unitaria
Capitolo VI – La condotta: un’ipotesi di trattazione unitaria nell’ambito dell’illecito civile e penale
1. La condotta: le lacune del diritto civile e la necessità di ricorrere, quale episodio di necessitata trasversalità alla dogmatica penalistica
2. La condotta quale elemento del fatto materiale, unitamente a evento e nesso eziologico; preliminarietà del concetto riguardante i c.d. presupposti della condotta
3. I presupposti della condotta: loro individualizzazione rispetto alla categoria, contestata quanto alla necessità d’esistenza, dei c.d. presupposti dell’illecito
3.1. Le diverse concezioni relative ai c.d. presupposti dell’illecito
3.2. I presupposti della condotta: l’eventuale necessaria presenza di antecedenti logici determinati dalla legge (di diritto) ovvero dalla realtà naturale (di fatto)
3.3. I presupposti della condotta: antecedenti logici – situazioni di fatto o di diritto – funzionalmente concomitanti alla condotta – loro non estraneità al fatto previsto dalla legge come illecito
3.4. I presupposti della condotta: loro riferibilità al soggetto attivo o al soggetto passivo, ovvero anche all’oggetto materiale della condotta
4. La condotta quale comportamento umano materialmente estrinsecantesi nel mondo esteriore e dunque suscettibile di percezione sensoriale
4.1. La condotta e le differenti prospettive storicamente proposte: la prospettiva naturalistico-causale, la teoria dell’azione finalistica e la teoria sociale
4.1.1. Segue: la teoria negativa e la teoria personalistica
4.2. Le tre funzioni essenziali al concetto di condotta: la funzione classificatoria
4.2.1. Segue: le tre funzioni essenziali al concetto di condotta: la funzione limitativa e la funzione dogmatico-applicativa
5. L’azione quale movimento del corpo percepibile all’esterno: concetto e tipologia
5.1. Le diverse modalità espositive attraverso le quali il legislatore configura l’azione: fattispecie a forma libera (causalmente orientata) e fattispecie a forma vincolata
5.2. L’azione quale movimento del corpo percepibile all’esterno: unità d’azione e molteplicità d’azioni – il criterio della contestualità
5.2.1. Segue: unità d’azione e molteplicità d’azioni – i diversi requisiti che debbono affiancare il criterio della contestualità
6. L’omissione quale tipologia di condotta mancante di contenuto positivo: essenza naturalistica o normativa?
6.1. Le due categorie degli illeciti omissivi: illeciti omissivi propri ed illeciti commissivi mediante omissione (illeciti omissivi impropri)
7. L’appartenenza della condotta al soggetto: la c.d. suitas quale principio generale dell’ordinamento
7.1. L’appartenenza della condotta al soggetto quale momento differenziato dall’imputabilità
7.2. L’appartenenza della condotta al soggetto quale concetto autonomo e distinto rispetto alla colpevolezza
7.2.1. L’appartenenza della condotta al soggetto quale concetto autonomo e distinto rispetto alla colpevolezza: l’esatta portata dei termini “coscienza” e “volontà” – insufficienza dell’interpretazione letterale
7.2.2. L’appartenenza della condotta al soggetto quale concetto autonomo e distinto rispetto alla colpevolezza: l’esatta portata dei termini “coscienza” e “volontà” – evitabilità della condotta tramite un impulso cosciente
7.3. Le diverse tipologie della condotta: la differente disciplina applicabile agli atti impedibili dalla volontà mediante i suoi poteri di arresto o di impulso rispetto agli atti non impedibili in nessun caso perché svolgentesi al di fuori di ogni possibile controllo del volere
7.3.1. Segue: gli atti non impedibili in nessun caso perché svolgentesi al di fuori di ogni possibile controllo del volere, ma successivi e collegati a condotte pienamente attribuibili al soggetto
7.4. Le cause di esclusione della “coscienza e volontà” della condotta
7.4.1. Le cause di esclusione della “coscienza e volontà” della condotta: la forza maggiore
7.4.2. Le cause di esclusione della “coscienza e volontà” della condotta: il costringimento fisico
8. Soggetto passivo della condotta o oggetto materiale dell’illecito
9. Soggetto passivo del reato o persona offesa dall’illecito

Capitolo VII – L’evento: ipotesi di trattazione unitaria in ma¬teria di illecito tout court
1. Generalità e legittimazione della trattazione unitaria, in materia di illecito, del concetto di evento
2. Che cos’è l’evento: nozione generale
3. Le dispute sorte in ambito penale: la concezione naturalistica e quella giuridica
3.1. Segue: la concezione naturalistica
3.1.1. Segue: le diverse tipologie dell’evento, secondo la concezione naturalistica
3.1.1.1. Segue: le diverse tipologie dell’evento, secondo la concezione naturalistica – in particolare, l’evento costitutivo di illecito – differenza tra illeciti di pura condotta (o formali) e illeciti di evento (o materiali)
3.1.1.2. Segue: le diverse tipologie dell’evento, secondo la concezione naturalistica – l’evento offensivo e l’evento non offensivo
3.1.1.3. Segue: le diverse tipologie dell’evento, secondo la concezione naturalistica – l’evento tipico nell’ambito penale e l’evento plurimo
4. La concezione giuridica dell’evento: la matrice eminentemente penalistica
4.1. La concezione giuridica dell’evento nell’ambito dell’illecito tout court
4.2. La critica generalmente opposta alla concezione giuridica dell’evento
5. Le differenze generalmente riscontrabili nelle due diverse concezioni (naturalistica e giuridica) dell’evento
6. Opinione: le due concezioni coesistono nel necessario intento di visione unitaria che deve muovere l’interprete – un tentativo di reductio ad unitatem: i diversi piani nei quali si collocano l’evento naturalistico e quello giuridico
7. L’evento nell’ambito civile: il danno, offesa conseguente al fatto antigiuridico colpevole, quale aspetto caratterizzante l’illecito civile rispetto all’illecito penale – conseguenze
7.1. Segue: evento lesivo e danno risarcibile – il duplice profilo del nesso causale

Capitolo VIII – La disciplina unitaria del nesso di causalità
1. Universalità del concetto di nesso eziologico – disciplina unitaria della causalità nell’intero ordinamento giuridico
2. Importanza del nesso di causalità: l’attribuibilità dell’evento alla condotta umana – la matrice legislativa: artt. 40 e 41 c.p.
3. La teoria condizionalistica
3.1. Le critiche alla teoria condizionalistica
3.2. Le critiche alla teoria condizionalistica: causalità alternativa ipotetica e causalità addizionale
3.2.1. Segue: l’evento hic et nunc
3.3. Il modello della sussunzione sotto leggi: la determinazione del fondamento sul quale poggia il procedimento di eliminazione mentale – la c.d. legge di copertura
3.3.1. Segue: le leggi statistiche quali idonee leggi di copertura
4. La teoria della c.d. causalità adeguata
4.1. La critica alla teoria della c.d. causalità adeguata
5. La teoria della c.d. causalità umana
5.1. La critica alla teoria della c.d. causalità umana
6. La c.d. imputazione obiettiva dell’evento
6.1. La critica alla c.d. imputazione obiettiva dell’evento
7. La disciplina legislativa della causalità: gli artt. 40 e 41 c.p.
7.1. Segue: la disciplina legislativa della causalità – il comma 2 dell’art. 41 c.p. quale temperamento all’eccessivo rigore di un accertamento causale rigidamente ancorato alla teoria condizionalistica pura
8. La causalità negli illeciti omissivi impropri – generalità
8.1. La causalità negli illeciti omissivi impropri – il nesso di causa: richiami alle diverse teorie
8.2. Segue: la probabilità e la relatività del concetto di causa
8.2.1. Segue: l’art. 40, comma 2, c.p. – le due interpretazioni
8.2.1.1. Segue: l’art. 40, comma 2, c.p. – esemplificazioni delle due diverse interpretazioni
8.2.1.2. Segue: l’art. 40, comma 2, c.p. – la teoria che nega l’equiparazione azione/omissione nell’ambito del nesso causale
8.3. Unitarietà del concetto di causa: trattasi, sempre e comunque, sia per l’azione che per l’omissione, di giudizio ipotetico contrafattuale
8.4. Le conseguenze delle diverse interpretazioni dell’art. 40, comma 2, c.p. – prima interpretazione: le problematiche insite nel concetto di “posizione di garanzia”
8.4.1. Le conseguenze delle diverse interpretazioni dell’art. 40, comma 2, c.p. – seconda interpreta-zione: l’eccessiva ampiezza con la quale verrebbero addebitate le responsabilità – le problematiche insite nella c.d. creazione giuridica del nesso di causalità
8.4.2. Le conseguenze delle diverse interpretazioni dell’art. 40, comma 2, c.p. – gli identici risultati pratici ai quali pervengono le diverse teorie – l’ausilio fornito dall’art. 42, comma 1, c.p.
8.4.2.1. Segue: ulteriori problematiche – casistica applicativa

PARTE III - Aspetti civili e penali della colpevolezza: dolo, colpa e responsabilità oggettiva


Capitolo IX – Il dolo come previsione e volontà

1. Il dolo: generalità dell’istituto
2. Il dolo come forma più grave e pregnante di colpevolezza sia in ambito penale che in ambito civile
2.1. La nozione di dolo – l’art. 43 c.p.: previsione, volontà e loro oggetto
3. La struttura del dolo: il momento intellettivo e il momento volitivo – le tre concezioni dirette all’individuazione dell’es¬senza del dolo: la teoria dell’intenzione, la teoria della rappresentazione, la teoria della volontà
3.1. Segue: la teoria della volontà in particolare
3.2. Segue: la struttura così come emergente dalla definizione legislativa del dolo: il momento intellettivo in particolare
3.2.1. Segue: il momento intellettivo in particolare – la c.d. comprensione laica degli elementi dell’illecito
3.3. Segue: la struttura così come emergente dalla definizione legislativa del dolo: il momento volitivo in particolare
4. L’oggetto del dolo: il fatto così come descritto dalla fattispecie astratta configurante illecito
4.1. La teoria (penalistica) tesa ad individuare l’oggetto del dolo: l’art. 47 c.p. – ciò che deve essere preveduto e voluto dall’agente è quella parte di fatto storico (fattispecie concreta) che è effettivamente presa in considerazione dalla norma (fattispecie astratta) per fondare la responsabilità da fatto illecito
4.1.1. Segue: esemplificazione – le diverse connotazioni del momento conoscitivo: conoscenza dei presupposti logico-giuridici della condotta, coscienza della condotta e previsione dell’evento
5. Rapporti tra il dolo e l’antigiuridicità obiettiva – in particolare: la presenza delle cause di giustificazione
5.1. Rapporti tra il dolo e l’antigiuridicità obiettiva – in particolare: l’assenza delle cause di giustificazione deve essere oggetto di rappresentazione
6. Dolo ed evento giuridico: il problema della conoscenza (rectius previsione) del disvalore del fatto (danno, offesa, c.d. evento giuridico)
6.1. Segue: la sentenza n. 364/1988 della Corte costituzionale
7. L’accertamento del dolo
8. Le varie forme del dolo
8.1. Le varie forme del dolo: il dolo diretto e quello intenzionale
8.2. Segue: il dolo indiretto e quello eventuale – la teoria dell’accettazione del rischio
8.2.1. Segue: il dolo indiretto e quello eventuale – la teoria della possibilità e quella della probabilità
8.2.2. Segue: il dolo indiretto e quello eventuale – la teoria del consenso
8.3. Segue: il dolo alternativo
8.4. Segue: il dolo generico e il dolo specifico
8.5. Segue: il dolo di danno e il dolo di pericolo
8.6. Segue: il dolo iniziale, quello concomitante e quello successivo
8.7. Segue: il dolo d’impeto e il dolo di proposito
8.8. Segue: il dolo generale
9. L’intensità del dolo
9.1. I criteri utilizzabili per la determinazione dell’intensità del dolo
10. Il dolo e l’illecito omissivo – equivalenza con il dolo relativo all’illecito d’azione e conseguente unitarietà dell’istituto in esame
10.1. Il dolo e l’illecito omissivo – equivalenza con il dolo relativo all’illecito d’azione e conseguente unitarietà dell’istituto in esame: la teoria contraria a tale assunto
10.2. Il dolo e l’illecito omissivo – equivalenza con il dolo relativo all’illecito d’azione e conseguente unitarietà dell’istituto in esame: la teoria favorevole a tale assunto
11. Il difficile rapporto tra dolo eventuale e dolo specifico
12. Due tipiche problematiche penalistiche: il rapporto tra dolo indiretto ed aberratio e quello tra dolo indiretto e tentativo – il rapporto tra dolo indiretto ed aberratio, in particolare
12.1. Segue: il rapporto tra dolo indiretto e tentativo, in particolare – la tesi della compatibilità
12.2. Segue: il rapporto tra dolo indiretto e tentativo, in particolare – la tesi della non compatibilità
13. La struttura del dolo: schema

Capitolo X – La colpa quale giudizio sull’osservanza di regole cautelari
1. Richiamo alla trasversalità del concetto di colpa nei diversi ambiti, civile e penale
2. Il concetto generale di colpa: attribuibilità della condotta al soggetto, mancanza della volontà caratterizzante il dolo, violazione di norme cautelari – l’attribuibilità in particolare: art. 42, comma 1, c.p.
2.1. Segue: la mancanza, nel soggetto che pone in essere la condotta colposa, della volontà caratterizzante il dolo
2.2. Segue: la violazione di norme cautelari – la colpa generica e la colpa specifica
3. L’analisi della colpa e la sua tripartizione: l’inosservanza della regola obiettiva di diligenza – l’evitabilità dell’evento mediante l’osservanza della regola – l’esigibilità dell’osservanza da parte dell’agente (attribuibilità all’agente dell’inosservanza: è questo il momento della rimproverabilità, della colpevolezza)
3.1. Segue: l’inosservanza della regola obiettiva di diligenza – fonti
3.1.1. La negligenza, l’imprudenza e l’imperizia
3.1.2. Il c.d. principio di affidamento ovvero il rapporto con gli obblighi cautelari incombenti sui terzi
3.2. Segue: l’evitabilità dell’evento mediante l’osservanza della regola obiettiva di diligenza
3.3. Segue: l’esigibilità dell’osservanza da parte dell’agente (attribuibilità all’agente dell’inosservanza) – nella colpa generica
3.4. Segue: l’esigibilità dell’osservanza da parte dell’agente (attribuibilità all’agente dell’inosservanza) – nella colpa specifica
3.4.1. Un caso particolare: la colpa per assunzione quale sommatoria di imperizia e negligenza
4. Le partizioni significative riguardanti la colpa: colpa generica e colpa specifica
4.1. Le partizioni significative riguardanti la colpa: colpa cosciente e colpa incosciente, colpa propria e colpa impropria
5. La particolare categoria della c.d. colpa professionale: cenni
6. I tre momenti della colpa: schema
Capitolo XI – La responsabilità oggettiva come attribuibilità mediante giudizio normativo di rimproverabilità
1. Introduzione: la responsabilità oggettiva quale istituto imprescindibile della dogmatica jus-penalistica – ricerca di pari dignità in ambito civile
2. La colpevolezza civile in senso lato: responsabilità oggettiva quale attribuibilità della responsabilità generante risarcimento attraverso un giudizio normativo di rimproverabilità personale oggettiva
3. Un’unica definizione per l’illecito tout court: la responsabilità oggettiva come attribuibilità al soggetto della responsabilità da fatto illecito mediante un giudizio normativo di rimproverabilità personale
4. Le caratteristiche proprie dell’istituto della responsabilità oggettiva: eccezionalità dell’istituto e necessario rigore richiesto al legislatore nella previsione casistica nonché all’interprete nell’applicazione pratica
5. I casi (eccezionali) di responsabilità oggettiva presenti in ambito penale: preterintenzione, reati aggravati dall’evento, aberratio delicti, concorso anomalo (art. 116 c.p.), concorso in reato proprio (art. 117 c.p.), condizione obiettiva di punibilità (art. 44 c.p.)
5.1. Segue: la preterintenzione
5.2. Segue: i reati aggravati dall’evento
5.3. Segue: il concorso anomalo (art. 116 c.p.)
5.3.1. Segue: il concorso di persone nel reato: cenni
5.3.2. Segue: la pluralità di persone nel concorso anomalo
5.3.3. Segue: la presenza di un reato nel concorso anomalo
5.3.4. Segue: il nesso oggettivo causale nel concorso anomalo
5.3.5. Segue: il collegamento soggettivo e psicologico nel concorso anomalo
5.3.5.1. Segue: il collegamento soggettivo e psicologico nel concorso anomalo: la tesi della responsabilità oggettiva
5.3.5.2. Segue: il collegamento soggettivo e psicologico nel concorso anomalo: la tesi del versari in re illicita
5.3.5.3. Segue: il collegamento soggettivo e psicologico nel concorso anomalo: l’accettazione dell’evento
5.3.5.4. Segue: il collegamento soggettivo e psicologico nel concorso anomalo: la c.d. prevedibilità dell’evento
5.3.6. Segue: casistica
5.3.7. Segue: il rapporto esistente tra il concorso ano¬malo, l’aberratio delicti e il reato preterintenzionale
5.3.8. Segue: il comma 2 dell’art. 116 c.p.
5.3.8.1. Segue: compatibilità tra il comma 2 dell’art. 116 c.p. e la minima importanza di cui all’art. 114 c.p.
6. I casi (eccezionali) di responsabilità oggettiva presenti in ambito civile: danno cagionato dall’incapace (art. 2047 c.c.), responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte (art. 2048 c.c.), responsabilità dei padroni e dei committenti (art. 2049 c.c.), responsabilità per l’esercizio di attività pericolose (art. 2050 c.c.), danno cagionato da cose in custodia (art. 2051 c.c.), danno cagionato da animali (art. 2052 c.c.), rovina di edificio (art. 2053 c.c.), circolazione di veicoli (art. 2054 c.c.), responsabilità del produttore (d.p.r. 224/1988)
6.1. Segue: il danno cagionato dall’incapace (art. 2047 c.c.)
6.2. Segue: la responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte (art. 2048 c.c.)
6.3. Segue: la responsabilità dei padroni e dei committenti (art. 2049 c.c.)
6.4. Segue: la responsabilità per l’esercizio di attività pericolose (art. 2050 c.c.)
6.5. Segue: il danno cagionato da cose in custodia (art. 2051 c.c.)
6.6. Segue: il danno cagionato da animali (art. 2052 c.c.)
6.7. Segue: la rovina di edificio (art. 2053 c.c.)
6.8. Segue: la circolazione di veicoli (art. 2054 c.c.)
6.9. Segue: la responsabilità del produttore (d.P.R. 224/1988)
7. La responsabilità oggettiva in ambito penale e in ambito civile: schemi

PARTE IV - Dolo, colpa e responsabilità oggettiva nel danno da circolazione del veicolo

Capitolo XII – Dolo, colpa e responsabilità oggettiva nel danno da circolazione di veicoli – la disciplina generale ed i presupposti per l’applicazione dell’art. 2054 c.c.
1. Premessa: l’art. 2054 c.c. quale normativa disciplinante la colpevolezza intesa quale attribuzione del fatto obiettivamente antigiuridico al soggetto attraverso un giudizio normativo di rimproverabilità personale – i presupposti per l’applicazione della norma: la nozione di veicolo e quella di danno prodotto dalla circolazione del veicolo medesimo
2. I presupposti per l’applicazione dell’art. 2054 c.c.: la nozione di veicolo in particolare
2.1. Segue: casistica giurisprudenziale inerente la nozione di veicolo
3. I presupposti per l’applicazione dell’art. 2054 c.c.: la nozione di danno prodotto dalla circolazione del veicolo – il fatto dannoso ed obiettivamente antigiuridico che obbliga al risarcimento se coperto da colpevolezza
4. Il comma 1 dell’art. 2054 c.c.: la prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno
5. Il comma 2 dell’art. 2054 c.c.: la presunzione che i conducenti abbiano concorso ugualmente a produrre il danno
5.1. Segue: il caso del proprietario-trasportato
6. Il comma 3 dell’art. 2054 c.c.: la responsabilità solidale del pro¬prietario (o usufruttuario, o acquirente con patto di riservato dominio, ovvero utilizzatore in leasing) che non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà
6.1. Segue: eccezionalità della norma contenuta nel comma3 dell’art. 2054 c.c. – il caso dell’utilizzatore in leasing
7. Il comma 4 dell’art. 2054 c.c.: la responsabilità per danni de¬rivanti da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione

Capitolo XIII – Il trasportato e la disciplina dell’art. 2054 c.c.
1. Il trasportato e la disciplina dell’art. 2054 c.c.
2. Il trasportato e la disciplina dell’art. 2054 c.c.: la tesi dell’inapplicabilità al vettore delle presunzioni ivi previste – la posizione dei giudici di legittimità negli anni antecedenti al 1998 2.1. Segue: la tesi dell’inapplicabilità al vettore delle presunzioni previste nell’art. 2054 c.c. – invocabilità delle medesime presunzioni esclusivamente nei confronti di colui che era alla guida dell’altro veicolo
2.2. Segue: la tesi dell’inapplicabilità al vettore delle presunzioni previste nell’art. 2054 c.c. – invocabilità delle medesime presunzioni anche nei confronti del vettore, ma solo da parte di colui che era alla guida dell’altro veicolo: l’azione di regresso
2.3. Segue: la tesi dell’inapplicabilità al vettore delle presunzioni previste nell’art. 2054 c.c. – la responsabilità ex art. 2043 c.c. a favore della persona trasportata a titolo di cortesia
2.4. Segue: la tesi dell’inapplicabilità al vettore delle presunzioni previste nell’art. 2054 c.c. – la responsabilità ex art. 1681 c.c. a favore della persona trasportata, nel caso di trasporto oneroso o gratuito
2.5. Segue: la tesi dell’inapplicabilità al vettore delle presunzioni previste nell’art. 2054 c.c. – differenza tra trasporto amichevole o di cortesia e trasporto gratuito
2.6. Il trasportato e la disciplina dell’art. 2054 c.c.: la tesi dell’inapplicabilità al vettore delle presunzioni ivi previste – la giurisprudenza di merito
3. Il trasportato e la disciplina dell’art. 2054 c.c.: la tesi dell’applicabilità al vettore delle presunzioni ivi previste – la Corte di Cassazione post 1998
3.1. Segue: applicabilità al vettore delle presunzioni previste dall’art. 2054 c.c. in quanto configuranti principi di carattere generale, applicabili a tutti i soggetti che dalla circolazione dei veicoli, comunque, ricevano danni
3.2. Segue: applicabilità al conducente del veicolo-vettore delle presunzioni previste dall’art. 2054 c.c.: conseguenze
3.3. Segue: applicabilità al proprietario del veicolo-vettore delle presunzioni previste dall’art. 2054 c.c.: conseguenze
3.4. Segue: applicabilità al proprietario e al conducente del veicolo-vettore delle presunzioni previste dall’art. 2054 c.c.: conseguenze in ordine al concorso di responsabilità e al concorso di azioni esperibili dal trasportato
3.5. Segue: applicabilità delle presunzioni previste dall’art. 2054 c.c. in favore del trasportato: la sentenza del 26 ottobre 1998
3.6. Il trasportato e la disciplina dell’art. 2054 c.c.: la tesi dell’applicabilità al vettore delle presunzioni ivi previste – la giurisprudenza di merito .
Capitolo XIV – L’applicazione pratica dell’art. 2054 c.c.: pedoni, aree private e veicoli fermi
1. Il pedone e la disciplina dell’art. 2054 c.c.: la presunzione di responsabilità del conducente il veicolo e le sue implicazioni nel caso di investimento del pedone
1.1. Segue: il comportamento colposo del pedone quale elemento idoneo non ad escludere ma a limitare la responsabilità del conducente il veicolo investitore
1.2. Segue: il comportamento colposo del pedone quale elemento imprevedibile e anormale, tale da escludere la responsabilità, altrimenti presunta, del conducente il veicolo investitore
1.2.1. Segue: il comportamento colposo del pedone quale elemento imprevedibile e anormale configurante indizio di assoluta assenza di colpa in capo all’investitore
1.2.2. Segue: il comportamento colposo del pedone quale elemento imprevedibile e anormale incidente in ambito oggettivo – perplessità circa la correttezza dogmatica di tale assunto
1.3. Segue: ulteriore casistica nel rapporto pedone/conducente veicolo
2. Applicabilità dell’art. 2054 c.c. ai sinistri occorsi in aree e strade private
2.1. Applicabilità dell’art. 2054 c.c. ai sinistri occorsi in aree e strade private: casistica relativa al concetto di circolazione in area (o strada) privata
3. L’applicabilità dell’art. 2054 c.c. ai veicoli fermi
3.1. L’applicabilità dell’art. 2054 c.c. ai veicoli fermi: casistica

Capitolo XV – I principi dell’art. 2054 c.c. a confronto con determinati istituti
1. Il dolo del conducente nel danno derivante da circolazione di veicolo: la tesi che vuole l’art. 2054 c.c. quale norma configurante solamente fattispecie di responsabilità per colpa
1.1. Il dolo del conducente nel danno derivante da circolazione di veicolo: la responsabilità disciplinata dall’art. 2054 c.c. è una specificazione di quella prevista dall’art. 2043 c.c. con conseguente obbligo della compagnia che fornisce la copertura assicurativa al mezzo di risarcire anche i danni conseguenti da fatto doloso
1.2. Il dolo del conducente nel danno derivante da circola¬zione di veicolo: casistica
2. Rapporto tra art. 1227 e art. 2054 c.c.: il concorso del fatto colposo del danneggiato
2.1. Rapporto tra art. 1227 e art. 2054 c.c.: il concorso del fatto colposo del danneggiato: casistica
3. Rapporto tra art. 2055 e art. 2054 c.c.: la solidarietà passiva
3.1. Il comma 2 dell’art. 2055 c.c.: la graduazione delle colpe nella solidarietà passiva e l’azione di regresso
3.2. Rapporto tra art. 2055 e art. 2054 c.c. – la solidarietà passiva e l’azione di regresso: casistica
4. La prescrizione del diritto al risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo: il comma 2 dell’art. 2947 c.c.
4.1. La prescrizione del diritto al risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo: il comma 3 dell’art. 2947 c.c. – il fatto considerato dalla legge come reato
4.1.1. La prescrizione del diritto al risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo: il comma 3 dell’art. 2947 c.c. – l’estinzione del reato
4.1.2. La prescrizione del diritto al risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo: il comma 3 dell’art. 2947 c.c. – la sentenza irrevocabile nel processo penale
4.2. L’interruzione della prescrizione del diritto al risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo
4.2.1. L’interruzione della prescrizione del diritto al risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo: effetti riguardo ai debitori solidali
4.2.2. Segue: la conservazione degli effetti dell’interruzione della prescrizione del diritto al risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo
4.2.3. Segue: l’interruzione della prescrizione del diritto al risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo – decorrenza
4.2.4. La prescrizione del diritto al risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo: casistica residuale
5. La confessione del conducente nel risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo: equiparazione, quanto agli effetti, della confessione stragiudiziale e di quella giudiziale
5.1. La confessione del conducente non proprietario nel risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo: piena prova contro se stesso e inopponibilità agli altri debitori solidali
5.2. La confessione del conducente-proprietario nel risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo: libera valutabilità da parte del magistrato nei confronti di tutti i litisconsorti necessari
5.3. La confessione del conducente nel risarcimento del danno prodotto da circolazione del veicolo: ulteriori considerazioni rinvenibili in pronunce giurisprudenziali
6. La presunzione de facto generata dall’inosservanza delle distanze di sicurezza a confronto con le presunzioni legali previste dall’art. 2054 c.c.
6.1. La presunzione de facto generata dall’inosservanza delle distanze di sicurezza a confronto con le presunzioni legali previste dall’art. 2054 c.c.: ipotesi di inoperatività della presunzione
6.2. La presunzione de facto generata dall’inosservanza delle distanze di sicurezza a confronto con le presunzioni legali previste dall’art. 2054 c.c.: il caso dei c.d. tamponamenti a catena di veicoli in movimento
7. I giudizi di merito sottesi alla decisione in ambito di danno derivante da circolazione di veicolo: insindacabilità in sede di legittimità

Capitolo XVI – Ulteriori problematiche applicative connesse all’art. 2054 c.c.: residuale casistica

1. Il conducente in servizio di soccorso o polizia
2. Danno provocato da apertura di sportello di veicolo
3. La responsabilità della pubblica amministrazione o dei privati per la gestione delle strade o delle autostrade: art. 2043 c.c. ovvero art. 2051 c.c.?
3.1. Segue: l’insidia quale oggettiva invisibilità ed imprevedibilità del pericolo
3.2. Segue: l’impossibilità dell’effettiva custodia sul bene demaniale quale elemento caratterizzante la responsabilità ex art. 2043 c.c. rispetto a quella per danni da cose in custodia – il nuovo orientamento giurisprudenziale
3.3. La responsabilità della pubblica amministrazione o dei privati per la gestione delle strade o delle autostrade: casistiche d’insidia
4. Il caso fortuito nella giurisprudenza: l’utilizzo atecnico del termine nell’ambito della responsabilità derivante da circolazione di veicoli
4.1. Segue: le pronunce giurisprudenziali che identificano il caso fortuito con la causa sopravvenuta idonea a spezzare il nesso di causalità ex comma 2 dell’art. 41 c.p.
4.2. Segue: le pronunce giurisprudenziali maggiormente criptiche e quelle che identificano il caso fortuito come esimente che esclude la colpevolezza
5. La c.d. manovra di emergenza nella giurisprudenza
5.1. La c.d. manovra di emergenza nella giurisprudenza: casistica
6. Danno da incendio di veicolo in sosta su area pubblica
7. Autoscuola, allievo conducente e istruttore
8. La responsabilità dei genitori
9. Produttori di veicolo difettoso
10. Concorso di responsabilità ex artt. 2054 e 2052 (danno cagio¬nato da animale) c.c.
10.1. Concorso di responsabilità ex artt. 2054 e 2052 (danno cagionato da animale) c.c.: casistica
11. La legittimazione ad agire del non proprietario che abbia sostenuto i costi di riparazione dell’autovettura
12. Non applicabilità delle norme sulla circolazione di veicoli in riferimento all’incendio di autovettura trasportata, al seguito di passeggero, nel garage di motonave in navigazione
13. Possibilità per il conducente di un veicolo a motore di doman¬dare nei confronti del proprietario del veicolo stesso (e del suo assicuratore della Rca) il risarcimento del danno morale patito in conseguenza della morte del prossimo congiunto, trasportato sul veicolo medesimo
14. Cenni sulla nuova disciplina ex art. 129 d.lg. 7.9.2005, n. 209 relativa ai soggetti esclusi dalla copertura assicurativa
15. La contestazione immediata della violazione delle norme di circolazione effettuata dagli agenti accertatori – valenza nel giudizio di merito
16. Percentuali di responsabilità tra concorrenti responsabili di sinistro – casistica giurisprudenziale
17. Applicabilità della disciplina sulla responsabilità derivante dalla circolazione dei veicoli ai danni subiti dall’utente del servizio di pubblico trasporto
18. Veicolo (autoarticolato) per il quale il codice della strada pre¬vigente e quello attuale richiedono la presenza di due autisti con funzioni di alternanza e reciproca collaborazione: applicabilità dei benefici derivanti dall’assicurazione obbligatoria anche allorquando il danneggiato si sia trovato a bordo quale secondo autista
19. L’incidenza della velocità tenuta dal veicolo
20. La tutela della convivenza in ambito di responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli
21. Danni subiti dal conducente del veicolo trainato
22. Il trasportato danneggiante: applicabilità o meno della copertura assicurativa
23. Il terzo trasportato in veicolo rubato
24. Il trasportato in veicolo utilizzato scientemente per fini illeciti

R. Mazzon, Avvocato.

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